IL VECCHIO BLOG DI ADRIANO Creative Commons License
                                        
         
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lunedì 7 luglio 2008

...certe notti

Certe notti ci vuole coraggio, molto coraggio… iniziare un concerto con la canzone che ti ha dato la fama e ti ha consacrato a stella del panorama musicale italiano, richiede veramente tanto coraggio. Ligabue ha avuto un coraggio strepitoso. Ore 21,10 inizia proprio con Certe notti, grandissima interpretazione, lo stadio è già una bolgia, si continuerà per almeno due ore a ballare e cantare. La temperatura è altissima, si suda, si suda e si suda, ma non importa… si balla si balla si balla, si cantaaaa. Che spettacolo questo concerto, Luciano inizialmente mi sembra un po’ troppo calmo, tranquillo, ma improvvisamente, finalmente, corre, canta, salta, San Siro s’incendia, la temperatura sale, si straballa si stracantaaaa. La serata è caldissima e Luciano lo conferma esibendosi per una piccola parte dello spettacolo a torso nudo. Un concerto di Ligabue è molto diverso da uno di Vasco, non saprei dire se è meglio o peggio, sicuramente certe notti, in quelle notti, si balla si cantaaa. Ore 23,30 puntualissimo, il concerto finisce, ho ancora in testa le note di Buonanotte all’Italia mentre assieme a molte altre persone mi avvio all’uscita e dentro ho una nuova emozione da raccontare, da ricordare. Buonanotte Italia, vado a fare Sogni di rock’n roll.

venerdì 27 giugno 2008

sms post Vasco

sms 1)
Ti sei ripreso?
Sei pronto per il Liga?
sms 2)
Certo che mi sono ripreso,
non sono mica un barbone che dorme in stazione.

domenica 22 giugno 2008

Vasco a nastro

E così anche questo è andato, non ho ancora finito di pagare le conseguenze di una nottata a dir poco allucinante, una notte che ha avuto la capacità devastante di rovinare un grande concerto. Partenza da casa ore 13,30 circa, all’appuntamento per le ore 14,00, il mio compagno di avventura non ritarda, tutto comincia nel migliore dei modi. Un ritardo iniziale, l’avrei sicuramente interpretato come un campanello d’allarme per ciò che ci sarebbe poi capitato, e invece no, niente messaggi, tutto bene. Il viaggio Milano Centrale/Venezia Mestre poi, è andato via liscio come l’olio, un bel treno, nuovo, veloce e incredibile, pulito e profumato… arriviamo a Mestre alle 17,18, puntualissimi. Il concerto di Vasco inizia alle 21,30. Che si fa? Ma sì, dai facciamoci una passeggiatina dalla stazione al parco San Giuliano «scusi signor poliziotto, quanto dista il parco?» «tre chilometri circa, da quella parte là, direzione casa verde» (… e una volta superata la casa verde?) una bella passeggiatina non c’è proprio niente da dire, Mestre è una città vivibile almeno in apparenza, molte biciclette, moltissimi pedoni, poche pochissime automobili, però mi è sembrata pure una città un po’ vecchiotta, c’erano tante compagnie di vecchietti e vecchiette e poche di ragazzi e ragazze, strana sensazione, sembrava una casa di riposo gigantesca. Più ci avvicinavamo al parco più i soggetti da sballo aumentavano, così come la birra nelle nostre vene. Prima di entrare, giro di routine tra le bancarelle di gadget e patacche varie, tutto chiaramente era venduto a dei prezzi che più che tra le bancarelle di un concerto sembrava di stare in via Monte Napoleone, T-shirt semplicissime a 30/35/40 euro, portachiavi 5/7 euro. A mattiii! per avere l’autorizzazione a vendere quelle cianfrusaglie, a quei prezzi, avete fatto un corso da infinocchiatore? Dai entriamo, aspetta facciamoci un’altra birra, poi cambiamo l’acqua ed’entriamo … no, entriamo l’acqua la cambiamo dentro. Porca zozza, sto parco è grandissimo, troppo forse. I bagni! Eccoli! Vaiii, una fila da Gardaland e...finalmente, l’uscita dai bagni ecologici è caratterizzata sempre dalla stessa espressione, disgusto misto a conati di vomito, erano forse un po’ pochini per la mole di gente? Boh! Altra birra? Si dai… tra una birra e un'altra, l’attesa è meno lunga del previsto, il concerto di Vasco, come sempre è un fiume di emozioni, non ho più voce. È passato velocissimo, proprio come il nostro treno d’andata. Ore 00,30, l’uscita è un’altra storia, migliaia di persone stanchissime si accalcano nelle poche navette che portano in stazione «anche se siamo a pezzi, ci facciamo anche il ritorno a piedi?» e così via, una nuova passeggiatina per Mestre, meno gradevole della precedente, ma piuttosto che autoinscatolarsi come le sardine… ore 2,15, un panino al kebab con birrettina annessa ci sta proprio. La signorina fuori dalla stazione che regala lattine di Red Bull ha le sembianze di un’oasi, ci saranno almeno trenta gradi, che in piena notte è tutto un dire. La stazione sembra un cimitero a cielo aperto, migliaia di corpi sdraiati a terra, il nostro treno è alle ore 3,11, ci porta a Bologna e poi da lì prenderemo la coincidenza per Milano, altro che treni speciali… ci sediamo anche noi a terra, ci ritroviamo immersi in un sonno profondo, ci svegliamo alle 4,30, è arrivato il nostro treno con più di un’ora di ritardo e scortato da poliziotti in tenuta anti sommossa, non immaginavo proprio di ritrovarmi nel pieno di una mezza guerriglia, cazzarola, stavo solo dormendo, a me svegliarmi nel pieno di una guerriglia, mi fa un pelino incazzare, ero solo andato a vedere un concerto e volevo solo tornare a casa, come tutte le altre persone che non sono riuscite a salire in treno… facciamo una fila per dirne due all’interfaccia delle F.S. vorremmo farci rimborsare il biglietto, ma capiamo subito che sarebbe una nuova incazzatura, e nemmeno l’ultima… il nostro nuovo treno parte alle 6,00 e va direttamente a Milano, restare seduti per terra, sui marciapiedi a guardare il nostro treno fermo per un’ora ci fa incazzare ancora di più. Ma non potevano farci salire? Per ammazzare il tempo cosa posso fare? Dormo ancora un po’, per terra naturalmente, e intanto la digestione del panino al kebab è ormai compromessa, sto male, miglioro solo dopo averlo rimesso. E così grazie all’ottima organizzazione delle F.S. ciò che era stata una festa per moltissimi, si è trasformata in un incubo per molti.
La prossima volta piuttosto che andare in treno, andrò in bicicletta a Mestre, a vedere un concerto, forse mi stancherò meno, sicuramente mi umilierò meno.
P.S. Lo striscione nella foto non era nostro, semplicemente era nei paraggi di dov'eravamo noi, mi piaceva l'idea di ricordarlo, anche perchè i ragazzi che lo hanno portato erano uno spasso.

lunedì 26 maggio 2008

Il giorno in più

Sveglia, caffè, tram, ufficio, palestra, pizza-cine-letto (magari non da soli)... Giornate sempre uguali, scandite da appuntamenti che alla fine si assomigliano tutti. Un giorno, però, Giacomo incontra sul tram una sconosciuta, e se la ritrova davanti il giorno dopo, e quello dopo ancora, così per mesi. Quelle tre fermate per andare in ufficio diventano un appuntamento importante della giornata, o meglio diventano "l'appuntamento". La sconosciuta però, ha un destino che la porterà lontano, molto lontano, così Giacomo decide di partire all'inseguimento di un sogno. Inizia così un gioco incredibile, coinvolgente.

Mi sono divertito veramente molto con questo libro... ad esempio mentre lui (Giacomo) è sull'aereo che lo porterà da lei (Michela) ha la necessità di usare il bagno e...

preso dai miei dubbi amletici, sul cesso ho commesso un errore. Ho tirato lo sciacquone mentre ero ancora seduto. Lo sciacquone dell'aereo funziona in maniera diversa da quello di casa. Scende l'acqua, ma in più (ed è quello che non avevo calcolato) c'è un risucchio d'aria tipo aspirapolvere, con una potenza di dodicimila atmosfere, credo. Quando mi sono alzato avevo i peli del culo stirati, lunghi come la coda di un cavallo. Per chiudere i pantaloni ho dovuto fare una treccia. Guardandomi allo specchio ho avuto anche la sensazione che gli occhi fossero più vicini alla bocca.
Sicuramente i polmoni erano nello stomaco.

Non mancano le emozioni ed i sentimenti in questo bel libro di Fabio Volo, non solo situazioni comiche o divertenti ma anche amore, sesso, viaggi, sogni e amicizia.

domenica 25 maggio 2008

Che Pizza !

Ogni volta che ci passavo davanti, l'impressione che mi dava era di un ristorante appartenente ad una di quelle catene che, inizialmente fanno tendenza, pieni zeppi di gente, con un servizio svogliato e peggio ancora un cibo che ricorda il cartone. Forse è proprio questo che mi ha impedito fino a ieri sera di vivere un'esperienza sublime.
Non voglio esagerare, ma improvvisamente ho cambiato il mio punto di vista...drasticamente.
Con un pelino di diffidenza, ieri sera abbiamo seguito il consiglio di alcuni amici «vedrai, lì c'è la vera pizza napoletana, inspiegabile, fine, morbida, con un gusto...» nella mia ignoranza pensavo che una pizza è una pizza, ormai non ci sono più le pizze di una volta, mi ricordo quand'ero piccolo, ogni domenica sera avendo una pizzeria vicino a casa, mio padre mi rendeva felice con una frase che era ormai un rituale «...dai Adriano, vai a prendere la pizza da Angelo» e io fiero come un cavaliere, obbedivo...che buona che era la pizza di Angelo, calda e filante con quel sapore di pizza, con quel profumo...oggi invece la pizza dovunque la si prenda ha un sapore standard: cartone con sopra un pò di pomodoro liofilizzato e con il resto degli ingredienti che non sanno di niente, certe volte mi chiedo perchè ci si ostina a chiamarla "pizza" e non "pizza?"
...comunque sia, dicevo che ieri grazie ad il solito passaparola che a volte per i commercianti vale più di mille pubblicità, abbiamo mangiato una pizza che ha avuto il potere per il tempo che la gustavo, di teletrasportarmi indietro di trent'anni. Il servizio è ottimo, veloce e atttento, proprio come tanti anni fà, prima arriva da bere, poco dopo arriva la Pizza ( con la P maiuscola ) il dolce poi...estasi.
Sì, ok ma chissà che conto alla fine, no no, niente di stravolgente, anzi anche il conto è una vera sorpresa, positiva intendo.
Beh ora non resta che svelare dove ho gustato questa bontà... semplice, qui.
Ah, dimenticavo, anche se l'attesa non è lunghissima, grazie ad un'organizzazione curatissima, se si è in molti, forse è meglio prenotare.

mercoledì 14 maggio 2008

Me lo godo

A volte capita che ci si senta così... oggi il lavoro mi ha donato momenti d'incazzatura vera, ma anche belle soddisfazioni, la più grande e incomprensibile (soddisfazione) avere l'imprensione di essere apprezzato e rispettato dal mio datore di lavoro, che praticamente mi conosce appena, ma mi apprezza e al giorno d'oggi , lasciatemelo dire, è già una gran bella soddisfazione.
La famiglia invece, mi ha regalato veri momenti veramente pieni di gioia, niente di speciale, è vero, la solita serata, ma è bastato guardare un pò più a lungo i miei cari che il mio cuore si è riempito di felicità, che bello, per una volta non sò perchè sono sereno... e mi godo il momento.

venerdì 9 maggio 2008

Vasco & Heineken

E così anche per quest'anno il concertone dello zio non lo perderò, ce lo siamo assicurato, adesso rimane solo da aspettare e nel frattempo, imparare bene le canzoni del nuovo disco di Vasco, almeno oltre ai classici, Siamo solo noi, Albachiara, Vita spericolata ecc... potremo divertirci a cantare anche i nuovi pezzi. Però ( stò cavolo di però, non manca mai ) essendo la prima volta che vado ad un Heineken jammin festival, ho qualche dubbio che mi tormenta...si vede bene? si sente bene? la birra poi, è gratis? Boh, chi lo sa, vedremo, una cosa è certa anche stà volta potrò dire...io c'ero.

sabato 3 maggio 2008

Un posto nel mondo

"Voglio lasciarmi andare, voglio di più per me, voglio buttarmi per cadere verso l'alto."
Michele ha un amico, Federico. Uno di quegli amici con i quali dividi tutto: l'appartamento, la pizza e la birra, ma anche i sogni e le frustrazioni, le gioie e i dolori, e qualche volta le donne.Un giorno Federico decide di mollare tutto e partire. Stanco della vita monotona di provincia, se ne va alla ricerca dell'altra metà di sè. Michele invece resta. Quando torna, dopo cinque anni, Federico è cambiato. Ora è sereno, innamorato di una donna (Sophie) e della vita. Sembra una storia a lieto fine, ma non è così. Federico all'improvviso riparte, stavolta per un viaggio molto più lungo. Ritornerà ( a sorpresa) nascosto dietro gli occhi di una bambina, Angelica. Le vicende di Michele, Federico, Francesca e Sophie sono quelle di un gruppo di giovani alla ricerca del loro posto nel mondo. In questo libro Fabio Volo mette insieme le vite dei protagonisti come i pezzi di un puzzle, scegliendo ancora una volta l'universo femminile come codice d'accesso. Leggero e divertente.

Canto XXXV-Inferno (Donne affette da endometriosi)

Si stima che siano 150 milioni in tutto il mondo le donne affette da endometriosi, di cui circa 14 milioni in Europa, ma nonostante ciò l'endometriosi resta una malattia silenziosa e sconosciuta, a cominciare dalle cause. Una malattia su cui si fa poca ricerca, che spesso non viene riconosciuta come tale e che purtoppo nel 60% dei casi è molto dolorosa fino a diventare invalidante.
E soprattutto l'endometriosi è un grande ostacolo per le donne che cercano una gravidanza, qualora si riesca a rimanere incinta, è il sistema ideale per diminuire gli effetti dell'endometriosi.
Veronica Prampolini racconta in questo libro la sua battaglia contro l'endometriosi, gli interventi subiti, le difficoltà incontrate per il riconoscimento della sua malattia, l'impatto sulla vita di coppia e sulla vita sociale e lavorativa, il desiderio di poter nonostante la malattia, avere un bambino e la sua ricerca attraverso la procreazione assistita.
Si tratta di un libro/blog a cuore aperto, l'autrice racconta senza risparmiarsi e senza timori la sua esperienza con questa malattia che è effettivamente sconosciuta a moltissimi. Non risparmia di manifestare la propria rabbia per la scarsissima attenzione che viene data all'endometriosi anche se si tratta di una malattia invalidante...Ho letto su Internet che le persone malate di depressione nel mondo sono 150 milioni.
Questa cosa mi lascia esterefatta.
Tutti noi sappiamo cosa sia la depressione. La parola depressione è nella bocca di noi tutti quasi quotidianamente, soprattutto come luogo comune. A volte la si pronuncia con leggerzza, a volte con il consapevole dolore di chi la vive sulla propria pelle.
Se mi mettessi a fermare la gente per strada e chiedessi loro cos'è l'endometriosi sono sicura che più del 90% delle persone non lo saprebbe. Concedetemi la battuta, ma neppure Word, il programma con il quale sto scrivendo, conosce l'endometriosi. Continua a sottolinearmela in rosso come se contenesse un errore ortografico. Se scrivo cancro, epatite, ictus, infarto, risulta tutto corretto. Endometriosi no. È una parola nuova, una malattia nuova.
Dopo aver conosciuto questa malattia subdola dai racconti di Veronica Prampolini, ho subito avuto il desiderio di augurare a lei e a tutte le donne che come lei devono convivere con l'endometriosi, innanzitutto che la scienza voglia occuparsene più di ciò che sta facendo attualmente e comunque che la vita possa concedere a tutte loro ciò che più di tutto cercano. In bocca al lupo.

giovedì 1 maggio 2008

...in bicicletta !

Finalmente mi sono deciso, da domani, tempo e gambe permettendo, andrò a lavorare in bicicletta, alla faccia dei grandi petrolieri, che se ne strafottono delle conseguenze dei prodotti che vendono a peso d’oro, dei costrutori delle euro4, euro5, euro6, euro... che restano sempre scatole di latta, dei politici che piuttosto di incrementare i mezzi pubblici, magari non inquinanti e incentivarne l'utilizzo o progettare nuove piste ciclabili, mettono al centro dei loro pensieri, nuove rotonde e nuovi parcheggi . Sì, bravo, fai lo spiritoso… adesso che stai lavorando a un chilometro da casa, ci mancherebbe… effettivamente chi per recarsi al proprio posto di lavoro è obbligato ogni giorno a spararsi code interminabili, oppure viaggi da incubo su treni perennemente in ritardo, la mia affermazione potrà sembrare una pura presa per i fondelli, ma lo giuro non lo è, si tratta solo ed esclusivamente della volontà di sfruttare fino in fondo un’opportunità che la sorte mi ha riservato, devo anche dire però, che i vari impegni settimanali/sportivi dei miei figli, mi costringeranno a usare l’auto almeno un paio di giorni ogni settimana, (porta, ritira, riporta, riritira) comunque è già qualcosa ridurre, anche se di poco, le immissioni di schifezze varie nell’aria, o almeno provarci.

domenica 27 aprile 2008

Domenica...lunatica

Avere un pò di amici ospiti a pranzo per una grigliata di carne è una gioia.
Dilettarsi a cucinare (come sempre) e a loro lasciare il grave compito di dilettarsi a mangiare...è una gioia.
Abbiamo alzato un pò il gomito, solo un pò...è una gioia.
Abbiamo preso i biglietti per andare a vedere Vasco Rossi all' Heineken Jammin' Festival il 21 giugno a Venezia...è una gioia.
In parole povere oggi dopo molto tempo, tra una salamella ed un bicchiere di Merlot abbiamo avuto modo di parlare di un pò di tutto, ferie, politica, lavoro...grazie al tempo stupendo di oggi, si può veramente andare a dormire con il cuore pieno di gioia.
Ma...
Non ti vergogni a cantare su Midomi...è triste.
Hai bevuto troppo, anche questa volta...è triste.

martedì 15 aprile 2008

Più pil(o) per tutti

E adesso?
Questo è ciò che ho immediatamente pensato appena il risultato delle elezioni era chiaro, ricordando i regalini che il nuovo presidente del consiglio fece a tutti i lavoratori dipendenti nel suo precedente mandato.
E adesso?
Questo è ciò che mi ha chiesto un mio neo/giovane collega che, vedendo il suo futuro nel mondo del lavoro, alquanto incerto, giustamente si preoccupa.
Senza ombra di dubbio, ciò che più mi preoccupa è come verrà anche questa volta, stravolto il mondo del lavoro... cosa si potranno inventare? forse che una bella palla al piede e l'eliminazione della pausa mensa potrebbero fare aumentare il pil.
Ah, il pil, ma siamo sicuri che sia veramente meglio aumentare la produzione, i consumi e conseguentemente, i debiti?
Forse tra qualche anno, piangeremo per via dell'inquinamento, per via dell'estinzione di qualche spece animale, per qualche nuova guerra, forse però avremo più pil per tutti, le veline da due, passeranno a quattro, Emilio Fede, sarà Ministro delle telecomunicazioni, Franco Baresi, Ministro dello sport, John Rambo, ministro della difesa e intanto la precarietà sarà sempre più presente nelle nostre vite... ma avremo più pil.
Non mancherà di certo la nostalgia: non avremo più l'ici, non avremo più il bollo di circolazione, già m'immagino le serate davanti ad un bel caminetto a rimpiangere i cari/vecchi balzelli, il pane costerà come l'oro, il vino sarà solo ed esclusivamente alla portata di quelli che avranno una attività propria, altro che bevetene tutti, questo è il mio sangue offerto per voi e per tutti, in remissione dei peccati... molti, i più fortunati tra quelli che attualmente non hanno un'attività propria, dovranno molto probabilmente accontentarsi solo del pil, a saperlo votavo Cetto la Qualunque che come primo obbiettivo dichiarato aveva proprio "più pil(o) per tutti".

lunedì 14 aprile 2008

Rigor mortis

Raccolsi il coltello da caccia con la mano sinistra e lo soppesai, poi lo passai nella mano destra per fare un confronto...

L'uomo era disteso nudo a faccia in giù nel bosco, la schiena screziata dal sole del Tennessee che filtrava tra gli alberi. inginocchiandomi accanto a lui, feci scorrere il pollice destro lungo la spina dorsale, cercando lo spazio tra la quarta e la quinta vertebra, proprio dietro i ventricoli del cuore. trovata la zona giusta, ci posai la punta del coltello da caccia, che lacerò la carne morbida. Poi mi chinai e cominciai a spingere. Ci volle più forza di quanto mi aspettassi e dovetti ricorrere a entrambe le mani, scaricandovi parte del mio peso corporeo...


Se si considera che questo è l'inizio, Rigor mortis, è senza ombra di dubbio un libro sconsigliato a chi si impressiona facilmente. Narra le indagini di Bill Brockton, un antropologo forense esperto su decomposizione e reazioni dei cadaveri nelle situazioni e negli ambienti più diversi, in particolar modo tutta la storia ruota attorno al ritrovamento del cadavere di una donna morta trent'anni prima ed in perfetto stato di mummificazione.
Quindi tra autopsie varie e incidenti paradossali provocati molto spesso dagli abitanti e dalle forze dell'ordine della Cookie County, un paesino arroccato sulle montagne del Tennessee, si giunge molto scorrevolmente ad un finale inaspettato.

mercoledì 2 aprile 2008

Il mondo che vorrei

Dopo quattro anni dal suo ultimo disco, ecco nuovamente lo zio.

Mi capita spesso di chiamarlo così quando parlo di lui, perchè con la sua musica ha accompagnato gran parte della mia vita, proprio come uno zio. Non sono più un ragazzino (purtroppo) di quelli che urlano e impazziscono per i loro idoli, ma c'è una tradizione radicata in me... l'uscita del nuovo disco di Vasco Rossi è una data che aspetto e che ancora oggi, per me non passa inosservata, tanto che in quest'epoca di "p2p" mi porta a spendere una ventina di euro, senza pentirmene.
Ma il nuovo lavoro dello "zio", non rientra nei soliti canoni della sua produzione... al primo ascolto, sono rimasto come se avessi ascoltato qualcosa troppo duro, troppo poco melodico, ma, ripeto, era solo il primo ascolto. Dopo pochi giorni dall'uscita di questo disco, posso dire tranquillamente che questo, non è un semplice disco di Vasco, questo disco è una vera e propria fotografia dei nostri giorni.


Amaro:
...e adesso che ho capito come va il mondo che cosa me ne faccio, della sincerità..
...qui si può solo piangere. E alla fine non si piange neanche più...
...so che non è così quello che avevi in testa, non ci puoi fare niente, la vita non si ferma..
...sai cosa c'è, lasciami stare, ho comprato una croce, e si vedrà...
Amore:
...Dovrei star qui a soffrire, a macerarmi dentro, a pensare il pomeriggio e anche la notte senza sapere perchè, non vivo senza te, non vivo senza te...
...mi piace proprio come sei, e anche quella che vuoi sembrare, mi piace perchè non ce la fai, e allora ti lasci andare...
...ho bisooogno... di te, te che hai bisooogno di me, te che hai bisogno di me, sì te!...

Manca qualcosa? no, direi proprio di no! Anche questa volta posso dire: grazie zio, per i sentimenti che mi risvegli.

domenica 30 marzo 2008

Elle Elle Stadi 2008 "5 luglio"

Il sedici gennaio 2008, lo avevo detto :
"Mi piace andare ai concerti.
Dagli anni ottanta ad oggi, ne ho visti tantissimi e in alcuni casi, mi sono ripetuto. In che senso mi sono ripetuto? È chiaro, con certi cantanti/cantautori, c’è veramente da divertirsi, quindi…tra gli italiani sicuramente il classico è
Vasco Rossi, ricordo ancora quando si esibiva nei palazzetti dello sport, adesso sarebbe impensabile. Un altro concerto che non perdo quasi mai è quello di Luciano Ligabue, indimenticabile il suo concerto al Campovolo, peccato per l’acustica. Quindi, per me i concerti dei due rockettariemiliani, sono un appuntamento imperdibile. Ieri su Ligachannel è stato annunciato il tuor estivo “Elle Elle Stadi 2008”, che sarà sicuramente e come sempre straordinario sotto tutti i punti di vista. Negli ultimi anni, per Vasco e Ligabue, se non si è più che pronti ad acquistare i biglietti appena sono messi in vendita, si corre il rischio di restare a bocca asciutta, perciò, faccio subito un bel nodo al fazzoletto…"
Finalmente, dopo aver visitato quotidianamente TicketOne per molto tempo (prima), ed avere aspettato la consegna da parte del corriere espresso (poi), avere preso possesso del prezioso tagliandino è contemporaneamente la fine di un'attesa estenuante e l'inizio di un'altra attesa...quella del giorno del concerto a San Siro: cinque luglio duemilaeotto.

venerdì 28 marzo 2008

La ricerca della felicità_13

Ricevo questo sms, che per ovvi motivi di privacy, pubblicherò omettendo i dati confidenziali.
Cerchiamo operai metalmeccanici disponibili su tre turni per azienda di V--------a…. Chiama il num. 0123 456 789.
Poco dopo ricevo un nuovo sms, che per i soliti ovvi motivi di privacy, pubblicherò, come il precedente, omettendo i dati confidenziali.
Cerchiamo operai metalmeccanici disponibili su tre turni per azienda di V--------a….chiama il num. 0123 456 789.
Che faccio? Si tratta del paese dove ho lavorato gli ultimi tredici anni e se non ricordo male, l’azienda era del ramo metalmeccanico e molti facevano i tre turni. Accipicchia, sarebbe proprio una coincidenza surreale venire contattato per andare a lavorare nell’azienda che mi ha collocato in mobilità. Proprio adesso poi, che tra l’altro, ho appena trovato una collocazione … proviamo a chiamare e sentiamo un po’.
« Buongiorno, ho ricevuto un messaggio che mi propone un posto di lavoro come operaio a V--------a, sarei interessato alla vostra proposta, ma, avrei una domanda da farle » e così passo all’incirca cinque minuti a spiegare la mia posizione attuale e dopo un’iniziale reticenza da parte della mia gentile interlocutrice, riesco a farmi dire di quale azienda si tratta. L’ho presa con filosofia, giuro…la ditta, è proprio quella dove lavoravamo io e tutti gli altri “esuberi” che sono stati collocati in mobilità a settembre. E ora, dopo sette mesi, la stessa azienda torna sul mercato, ma, cercando assunzioni attraverso un’agenzia di somministrazione di lavoro (così anche i sindacati sono contenti). È triste sapere che tutto l’impegno messo in tanti anni, è considerato dagli attuali dirigenti solo ed esclusivamente un costo finalmente eliminato.
Ho mandato un paio di sms ironici a qualche ex collega, ma non ho ricevuto nessuna risposta, censura?
Meditate cari amici che siete rimasti sul TITANIC, siete solamente dei costi, forse nel migliore dei casi numeri…forse…

sabato 22 marzo 2008

Fuori da un evidente destino

L'unico suono della città era il fischio del treno.
Da sempre, sulla ferrovia che tagliava in due Flagstaff col suo colpo di scimitarra, passavano diverse volte al giorno i treni merci della Amtrak. Le locomotive sfioravano la stazione in mattoni rossi con il loro cauto passo di rotaia e nella fatica del viaggio sembravano animali in ansia solo per la strada da fare, senza nessuna cura per quello che si trascinavano dietro. Erano lunghe litanie di vagoni, che parevano arrivare dal niente e che nello stesso posto sembravano diretti, con il loro carico di container dai colori slavati e coperti di scritte bianche. A volte tutti portavano il logo della China Shipping. Quella scritta esotica creava allo sguardo e alla mente l'immagine di posti altrove, di gente al di là del mare che in quella cittadina nel centro dell'Arizona, sole rosso d'estate e freddo bianco di neve l'inverno, erano parte della conoscenza di tutti e dell'esperienza di nessuno. Il tempo di capire che era soltanto un'illusione e i treni già se ne andavano con la sequenza di un rosario. Sferragliavano lenti e indolenti verso Est, si perdevano alla vista costeggiando per un tratto la vecchia Route 66 e lasciandosi alle spalle solo quel fischio acuto come saluto e avvertimento. A Caleb Kelso pareva di poterlo sentire anche da lì, mentre all'altezza della Snowplay Area abbandonava la Fort Valley Road per svoltare a destra e imboccare la striscia essiccata della Gravel Highway, la strada sterrata che sasso dopo sasso saliva verso Nord come una screpolatura della terra, fino a diventare la ferita rossa e insanguinata del Grand Canyon. Il Ford Bronco che guidava si adattò di malavoglia al nuovo percorso, con un cigolio di sospensioni e un risuonare di giunture medievali e di chiavi inglesi nella cassetta degli attrezzi fissata sul pavimento tra i due sedili. Caleb era affezionato a quel vecchio pick-up, che aveva sulla carrozzeria tante macchie di stucco da renderlo più mimetico della tuta che indossava. Volente o nolente, quello era il solo mezzo di locomozione che riuscisse a permettersi alla luce delle sue finanze attuali. Era costretto a rappezzarlo da sé come poteva, a mano a mano che qualche parte della carrozzeria o del motore abbandonava il mondo precario delle auto in circolazione. Necessità e virtù saldate tra di loro, che viaggiavano sulle stesse quattro ruote col viatico di una targa dell'Arizona. Le cose se ne andavano e non c'era verso di fermarle. Solo di cambiarle, se uno aveva la possibilità. E lui ce l'aveva, Cristo santo se ce l'aveva. Caleb Kelso, a differenza di tanti altri, aveva un progetto. Questa, secondo lui, era l'unica cosa che contava davvero nella vita. Avere un progetto, per quanto velleitario potesse sembrare. La storia era piena di episodi del genere. Quello che a molti era sembrato un semplice sogno di pazzi visionari, per quei pochi che ci avevano veramente creduto era diventato un grido di vittoria. Era solo questione di tempo e prima o poi anche lui avrebbe raggiunto il risultato a cui stava lavorando da anni. In un momento avrebbe cancellato tutta la fatica, tutte le notti bianche e tutto il denaro speso, ma soprattutto le derisioni e le risatine di scherno alle sue spalle. Una volta aveva letto da qualche parte che la grandezza di un uomo si misura da quanti stupidi gli danno addosso. Allora quelli che lo prendevano in giro si sarebbero mangiati il fegato, condito con la stessa merda che gli avevano sparso addosso. Sarebbero piovuti gloria e milioni di dollari e il suo nome sarebbe finito nella lettera K di tutte le enciclopedie del mondo. Kelso, Caleb Jonas. Nato a Flagstaff, Arizona, il 23 luglio 1960, l'uomo che era riuscito a... Scosse la testa e allungò una mano per accendere la radio come se con lo stesso gesto potesse accendere la sua sorte futura. L'unico risultato che ottenne fu la voce delle Dixie Chicks che chiedevano a un cow-boy di riportarle a casa e di amarle per sempre. In quel momento della vita per Caleb il concetto di casa e di amore era feroce e acuminato come il coltello Bowie che aveva appeso alla cintura. La sua casa stava letteralmente cadendo a pezzi e in quanto all'amore... Ebbe una rapida visione dei capelli biondi di Charyl che gli fluttuavano come alghe sulla pancia mentre gli faceva un pompino. Charyl. Spense l'ondata di calore allo stomaco e la radio con la stessa rabbia schiumosa e ricacciò la canzone a galleggiare muta nell'etere da cui l'aveva evocata. Distolse un attimo lo sguardo dalla strada e da tutte le visioni che la costeggiavano con il loro filo spinato. Di fianco a lui, il suo cane Silent Joe stava accucciato sul sedile del passeggero e guardava fuori dal finestrino con aria indifferente. Allungò una mano a carezzargli la testa. Silent Joe si voltò per un istante con occhio sospettoso e poi tornò a girare la testa dall'altra parte, come se fosse molto più interessato alla sua immagine riflessa nel vetro. A Caleb piaceva quel cane. Aveva carattere da vendere. O se non altro aveva un carattere molto simile al suo, commerciabile o meno che fosse. Per questo lo faceva sedere in cabina accanto a lui e non lo costringeva sul cassone dietro come facevano tutti gli altri cacciatori, che se ne andavano in giro con mezzi addobbati di teste canine che spuntavano dalle sponde e che avevano l'espressione di condannati a morte su una tradotta. Per poi disperdersi nei boschi abbaiando come forsennati quando i loro padroni scendevano dalle macchine, si mettevano in spalla i Remington o i Winchester e iniziava la caccia. Silent Joe non abbaiava mai. Non l'aveva fatto nemmeno quando era un cucciolo tutto zampe e con addosso una quantità di pelle tre taglie superiore alla sua. Per questo motivo al suo nome originale, Joe, si era ben presto aggiunta la qualifica di silenzioso, che lui si portava appuntata al petto con noncuranza come un'onorificenza. Se ne andava in giro senza parere con la sua andatura dinoccolata al limite della disarticolazione, al punto che guardandolo correre Caleb spesso aveva pensato che i movimenti, più che coordinarli, li sorteggiasse. Ma era il compagno ideale per la caccia con l'arco, quella che Caleb preferiva su ogni altra al mondo, una caccia fatta di appostamenti, immobilità, silenzio e cura del vento, per impedire di essere fiutati dalle prede. Un cervo, se stava sottovento, riusciva a sentire l'odore di un uomo o di un cane a una distanza di ottocento iarde e in pochi minuti quella distanza farla diventare di otto miglia. Non poteva dire che Silent Joe fosse veramente il suo cane, perché quell'animale dava l'idea di appartenere solo a se stesso. Ma era in fondo l'unico vero amico su cui potesse contare, per la commozione di tutte le nonne che ricamavano «Home, sweet home» sulle loro tovagliette di lino.



Fuori da un evidente destino.
Libro appassionante. Unico neo per me, è stato l'inizio. Non riuscivo a entrare in sintonia con la trama, poi...ancora una volta, Faletti, è riuscito a farmi passare notti insonni, inoltre in questo romanzo riesce a descrivere in modo coinvolgente e affascinante la tribù dei Navajo. Ha sicuramente rotto con il suo vecchio filone. Per ciò che mi riguarda, oserei dire, che nel finale è stato quasi commovente. Geniale nella descrizione degli avvenimenti e dei personaggi.

lunedì 17 marzo 2008

La ricerca della felicità_12

«Quando siete felici, guardate nel fondo del vostro cuore e scoprirete che è proprio ciò che vi ha dato dolore a darvi gioia. E quando siete tristi, guardate ancora nel vostro cuore e saprete di piangere per ciò che ieri è stato il vostro godimento...sono inseparabili. Giungono insieme, e se l'una siede alla vostra mensa, ricordate che l'altro è addormentato nel vostro letto»
Oggi, diciassettemarzoduemilaeotto, dopo quasi sette mesi, finalmente la vera svolta, ecco l'uscita del tunnel...
OGGETTO: LETTERA DI ASSUNZIONE A TEMPO DETERMINATO L. 223/91

A seguito degli accordi intercorsi siamo lieti di confermarLe l’assunzione a tempo determinato presso la nostra società con decorrenza dal 17/03/2008. L’assunzione avverrà alle condizioni di seguito riportate…
Per un'anno quindi ho un contratto che dovrebbe assicurarmi di poter lavorare, dovrei essere al settimo cielo, ma, non lo sò...allora, ho trovato lavoro vicino a casa, anzi vicinissimo, tanto che potrei tranquillamente andarci a piedi, è un lavoro pulito, impegnativo quanto basta, lontano da fumi e rumori, nonostante il contratto non escluda il mio utilizzo anche in mansioni meno pulite... allora cos'è che mi impedisce di piroettare come un'acrobata?

mercoledì 12 marzo 2008

Sushi, Sashimi e Wasabi

La prima esperienza l’ho avuta negli anni ottanta, e devo dire che fu negativa al punto di convincermi a non tornarci più per molti anni...
Milano, un giorno qualunque, niente di particolare, il solito caos, il solito mix di inquinamento e stress. Ora di pranzo e giusto per provare qualcosa di nuovo, io e la mia compagna di allora, che poi è la mia compagna di adesso, spinti dalla fame, entrammo in un ristorante giapponese. Noi, ignorantissimi riguardo a come si nutrono i giapponesi, esordimmo con un bel «cosa ci consiglia?» la cameriera che molto probabilmente aveva capito solo in parte la nostra domanda, rispose «sushi o sashimi» panico!!! «sì, ok, ma di che si tratta?» «sushi è sushi, sashimi è sashimi» aridaje! Beh tanto per farla corta, il siparietto noi vs camerieragiapponese, proseguì qualche minuto fino a quando sconfortati dalla nostra ignoranza in materia e per il timore di incappare in qualcosa di orribile, decidemmo di rimandare la nostra prima esperienza e optammo per rifocillarci in un ristorante più diffuso e conosciuto all’epoca (ricordo che erano gli anni ottanta): il cinese. Sbagliammo! Ora, dopo molti anni, probabilmente grazie ad una maggiore diffusione di ristoranti giapponesi e ad una voglia di sperimentare modi di cucinare/mangiare inusuali per noi italiani, non tanto il sushi, ma il sashimi è diventato uno degli alimenti che consumo di più. Ho scoperto anche una salsa che per me, quando mangio cibo giapponese, è come una droga: wasabi. Non posso farne a meno, fortunatamente, sembrerebbe che faccia bene al nostro organismo. L’esperienza giapponese è quindi cambiata da negativa a positiva. Ultimamente abbiamo provato l'esperienza ristorante indiano...questa però è un'altra storia. Qualche consiglio riguardo le cucine tradizionali da provare?

martedì 4 marzo 2008

Quando un operaio muore

Oggi Beppe Grillo ha publicato questo post che vado a riproporre perchè in parte condivido ciò che ha scritto e in parte perchè offre molti spunti di riflessione...
Quando un operaio muore i politici di destra, di sinistra e di centro si indignano.
Vero, anzi no, l'indignazione dei politici di destra e di sinistra, si vede da lontano un chilometro che è dettata da questa campagna elettorale.
Quando un operaio muore domani Prodi fa il decreto legge.
Vero, il vecchio Romanone, si affretta a fare un decreto su di una cosa che non conosce minimamente, il lavoro...duro.
Quando un operaio muore Topo Gigio Veltroni candida gli industriali, “ma anche” un sopravvissuto della Thyssen Krupp.
Vero, speriamo solo che non dimentichi rapidamente le proprie origini.
Quando un operaio muore Ichino dice che “Da noi manca la cultura delle regole”.
Quando un operaio muore il Presidente della Repubblica soffre e auspica in televisione.
Quando un operaio muore Maroni dice “Non è colpa dei governi, perché le leggi ci sono”.
Quando un operaio muore nessuno parla della legge 30, dei precari, dei ricatti che subiscono, della legge del padrone e degli estintori vuoti “altrimenti vai a casa”.
Quando un operaio muore, oggi Fassino e D’Alema, ieri Berlinguer e Pertini.
Minchia, avanti così, domani avremo Paperino e Topolino.
Quando un operaio muore il padrone ha già messo i soldi da parte.
Quando un operaio muore la vedova e i figli finiscono in mezzo a una strada.
Quando un operaio muore i sindacati dichiarano uno sciopero di solidarietà di due ore.
Muahahahahahahah, a cosa dovrebbero servire?
Quando un operaio muore la colpa è del casco, se l’è cercata.
Quando un operaio muore la colpa è che se si lamentava per l’insicurezza veniva licenziato subito perché precario.
Quando un operaio muore è un assassinio, quasi sempre.
Quando un operaio muore faceva un lavoro a rischio, doveva succedere.
Quando un operaio muore si danno incentivi alle aziende che diminuiscono gli incidenti e non si chiudono quelle che producono i morti.
Quando un operaio muore è perché la sicurezza è troppo onerosa per la Confindustria.
Che schifo!
Quando un operaio muore è un fatto di business, qualcuno ci ha guadagnato sopra.
Quando un operaio muore se faceva il politico campava cent’anni.
Forse sì, ma, per me è meglio un giorno da leone (operaio) che 100 da ladrone.
Chiaramente si tratta di un tema che meriterebbe moltissime riflessioni e considerazioni, e non solo di qualche mugugno sussurrato tra i denti, ma una cosa è certa però, finchè ci sarà il precariato ci sarà sempre chi non potrà rivendicare il proprio diritto di poter lavorare in assoluta sicurezza.